LA REALTà è IL VERO RORSCHACH

domenica 7 febbraio 2010

Wolves.evoLve.

Quando mi rimetto al lavoro è per paura di non lasciare qualcosa indietro ad invecchiare.
Voglio.
E mastico.
Quindi scrivo.
Oggi gli eventi hanno pregato così, dando al soldato paralitico e nano in regalo il pelo di un lupo.
E' solo per amore che si ferma a strofinarsi il glande col pelo di un lupo, lo scatto dei denti e delle gambe sono di grande aiuto in trincea e quando si tratta di scopare.
Mi sto guadagnando il diritto di strofinarmi il glande col pelo di un lupo.

Non è costruttivo, me ne rendo conto, nemmeno sensato vederlo come un tentativo di fare appello alla vocazione ferale delle cose, ma è sceso così guardando l'aria umida post coitale.
E mi sta bene.
Il colore di quei denti non c'entra nemmeno con la solitudine, solo con la disciplina e con una nuova forma di gioia.
E l'aria sudata faceva rumore.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La vanità di una metropoli elogiata nottetempo che si scatena nella prima vera bella giornata dell'anno: un primo pomeriggio in cui si trasfigurano questi viali infiniti nei quali si gettano vie a senso unico - strette come gole tra le facciate dei palazzi - e prende a soffiare un vento terso, quasi oltre i tunnel della ferrovia ci aspettasse il mare. Ce ne accorgiamo all'unisono, ricordiamo entrambi quando l'Adriatico ansimava ogni giorno contro i nostri zigomi.
E' reale? E' un miracolo, è una presa in giro?
E' crudele l'assenza del mare oltre il tunnel, ciò non toglie che io debba comunque trovarmi ad affrontare l'apnea. Anni fa ho letto da qualche parte che durante l'annegamento (in un brevissimo lasso di tempo tra l'agonia della fase di resistenza e la perdita dei sensi immediatamente antecedente la definitiva interruzione del respiro, la fase apnoica) pare si tragitti verso la morte in quello che potrebbe essere definito uno stato di grazia. Pace dei sensi, assenza dei sensi stessi.
Circa otto ore fa, salsedine all'interno del labbro inferiore. Avrei potuto offrire i miei sensi in cambio dell'emancipazione dalla schiavitù dell'ossigeno.

At the turn of her tidal face
Beloved by the seas

Anonimo ha detto...

Questa volta facemmo con calma... Non c'era motivo di affrettarsi, sapevamo di avere davanti a noi tutta la notte.
Quando finimmo sul serio, mi rigirai sulla schiena, esausta, con la brezza dell'oceano che mi rinfrescava...
Era tutto bello... Era tutto svanito sentro di me...
Nient'altro... Solo l'aria salmastra, il fragore dell'oceano, il cielo aperto sopra di noi, qualche ultimo bacio assonnato...
Stretta tra le braccia di Rob, sentivo che scivolava nel sonno, il suo respiro profondo e regolare...
E poi cominciò.

k - k - k . . .
k u h . . .

...All'inizio era u suono metallico, poi una voce chiara e acuta che usciva dalla bocca sul suo petto...

k - kuhh . . .
u n n . .
n o n . . .
n o n f u n z i o n e r à . . .
non può d u r a r e . . .

Sottile e triste... Una voce di bambino.

è i m p o s s i b i l e . . .
n n n . . .
non farlo u s c i r e v i v o .
n o n f u n z i o n e r à . . .

R-ROB?
ROB?
SU, SVEGLIATI...
ROB?

UNDER OPEN SKIES - THE WOODS