LA REALTà è IL VERO RORSCHACH

domenica 28 marzo 2010

Devoto

Un taglio alla pretenziosità: direi che è il caso. Severitàsilenzio è la parola.
Daremo un taglio clinico ai nostri vestiti, e inamidate le siringhe.
Fottuti. Fottuti. Non ho idea di cosa cazzo stia succedendo la' fuori, perchè non guardo un telegiornale da giorni.
Quelli di voi che sono andati a votare, presumibilmente non sono tornati.
Così imparate a spruzzare macchie su una macchina sterile, era ora che ve ne andaste affanculo.
C'era un tizio ad aspettarvi dietro la tenda nel segreto del seggio, uno in ogni seggio, vestito severamente e incapace di spiccicare parola, però ha due occhi spillati bollenti ed è addestrato a rompervi il culo.  E' esperto in ritorsione sociale: l'ago della siringa democratica ve lo spruzza tutto nella giugulare.
Somiglia allo Zio Bill.
Per ogni vittima, illustre o meno, ha scattato una foto col cellulare in modo tale da accaparrarsi favori da un po' tutta Italia.
Gran bel modo di guadagnarsi da vivere, non c'è che dire. Se è un sovversivo o un oppressore lo decideremo in seguito, ora ho altro da fare.

mercoledì 24 marzo 2010

Tra le maglie del pomeriggio

Come tra quelle di una notte con cui per poco non mi strozzavo, fattasi affollata intorno ad un idolo vuoto di identità centrale. A specchio, come la "morte" in Meshes Of The Afternoon, conversazione da salotto con la noia e il terrore che si fa sempre più affollata, ed erano tutte chiacchiere comuni e ricorrenti che non se ne volevano andare. Poi dici uno non respira.
La resa delle ombre è confine dell'ego, che si sbircia con imbarazzo. Affilate, certe ammonizioni, come gli occhi che spiano infilati nella toppa e il rituale dell'infrangersi quando si sboccia. Ci si apre.
Ti avrei ucciso più volentieri quando non mi somigliavi, perchè quei tre passi da me a me erano una marcia troppo lunga sulla spiaggia.

Non contento, ho avuto un lungo colloquio con quella folla. Avevo capito che erano in tanti eppure sul materasso vuoto rimbombava una voce sola. Grossa e tentacolare. Saggezza stellare.

lunedì 15 marzo 2010

Saccamaronaica. Sole Nero. Vaffanculo, rock'n'roll!


Ho cancellato tutto. Rieditato per eccesso di giornalismo.
Argomento di interesse musicale: era un po' che non si parlava di musica su questo blog che non è una testata musicale e purtroppo non è nemmeno una testata sui denti. Non è una testata.. amerei farmi dei bernoccoli ma non ho tempo. E poi in fondo amo la mia fronte.
Loro invece vi piglierebbero volentieri a testate, se solo non fossero così fatti da non accorgersi che siete passati.. probabilmente hanno pensato che foste personaggi Disney impegnati a giocare a palla prigioniera con una bomba atomica, magari per dispetto scambierebbero la bomba con un dildo, solo per poi realizzare che forse il dildo vi piace di più. E con la bomba atomica adeso che cazzo ci facciamo?
Ci facciamo!
LORO, sono i Terminal Cheesecake, band per cui il termine "criminally overlooked" è talmente adeguatoo che potrebbe essere stato benissimo coniato apposta per loro. La "gente" non li ascolta.
Benissimo.
Uscivano per Pathological, autentica fucina di talenti inascoltati, produttrice anch'essa di testate ma in questo caso  contro il muro, organo di una cazzutissima scena di sperimentatori post-tutto mai troppo approfondita. Avevano un suono fondamentalmente unico per quanto sostanzialmente frutto della mescolanza di tutti gli esperimenti sonori al limite della caciara pre e post punk: gli strilli dello wha selvaggio rintronati dall'onnipresente delay, oltrepassando la psichedelia, il noise e perfino il dub, inciampavano su una sezione ritmica a spirale, massacrante e paranoica come la gabbia a nove vignette di una pagina di Watchmen. Si trituranoo per guadagnare un'esperienza di ansia totale, tra le pernacchie e il su e giù dei volumi, l'equivoco del rock'n'roll e degli urli.
Il suono dei Terminal Cheesecake è un coito assurdo, grave come lo squarciarsi della finzione, una voce rockabilly che si era persa è lì, ovunque, ha paura dell'arcobaleno. Tutto sommato un'accanimento psicofisico così violento contro l'umano non puà che risultare contemporaneamente estatico e abrasivo, psichedelia sognante e oppressione industriale. Più punk, più noise e più sviaggiosi di te. Mi piace la musica ripetitiva perchè è l'unica capace di cambiare ogni volta che l'ascolto. La saggezza stellare dei macrocosmici antichi passa per le cazzate più ridicole. E uccide. E non si prende sul serio. «Perciò mescoliamo ironia alla nostra venerazione - non è il martirio stesso che proponiamo, ma il coraggio del dinamitardo, l'auto-possessione di un mostro-Caos, l'ottenimento di piaceri illegali e criminali» (Hakim Bey)

YEAH





domenica 14 marzo 2010

È-stato-suicida-to/ti scaccoli

No, non ritorna, non ritrnerà se non come cibo da tormento, apro le braccia a farmi figo, sentirmi magro e desiderabile nel gesto eroico e blah blah blah blah.
Ogni cosa nutrita, ogni piccola cosa allevata negli angoli,  fertilizzata con lo schifo e la sugna che non è stata voluta o di cui ci si doveva liberare. E' di questo che si vive oggi, in città come questa, in occhi come questi infilando le mani a fare macchina non si provocano più reazioni. Obliterazione interruzione dei getti nonostante lo sguardo degli strilli vada in ogni direzione possibile. Saprei persino in che direzione puntare i denti per ottenere risultati.
E invece niente.
E c'è sempre meno tempo.


STO INVENTANDO TUTTO PER DARMI UN TONO - UN RAGAZZO NUDO-HA LA TESTA RASATA-HA QUASI PERSO OGNI CONNOTATO SESSUALE DA QUANTO è MAGRO-HA LA TESTA RASATA-UNA VESTE NERA TROPPO ELEGANTE PER L'ICONOGRAFIA DEL POSTO IN CUI L'HO INCONTRATO-IN REALTà ERA NUDO MA LA COPERTA IN CUI SI ERA ACCUCCIATO (CON QUEI FINTI FIORI NERI AGLI ANGOLI) AVEVA UN VAGO COMPORTAMENTO ORIENTALE-ERA IL MIO APPUNTAMENTO AL BUIO IN UN VICOLO TALMENTE GENERICO CHE PUZZAVA DI NOIA OLTRE CHE DEI SOLITI STEREOTIPALI FLUIDI CORPOREI CHE PUZZANO-INDICAVA LE STELLE CON L'ALLUCE SINISTRO ED URLAVA-DIOPORCO QUANTO STRILLAVA QUELLA CHECCA-ED ERA VERO PERCHè ERA STATO-UNA CAREZZA SCORRE IL DITO SUL COSTATO-QUANT'ERA GIALLA LA SUA VOCE-LA TESTA PIEGATA IN DUE ALL'INDIETRO-STO INVENTANDO TUTTO PER DARMI UN TONO-ERO UBRIACO IN CAMERA MIA-A CASA DEI MIEI GENITORI-E LA SUA VOCE GIALLA STINGEVA COME UNA DANNATA LA MIA CRESTA ILIACA-E CONTINUAVA A INDICARMI CON L'ALLUCE UNA FLOTTA DI NAVI NEGRIERE-SIETE PIù GIOVANI E PIù BRAVI E MENO INNOCUI MA SONO VENUTI PER ME-CORTESEMENTE INSEGNATEMI A DIVENTARE INVISIBILE NON VOGLIO CHE MI PRENDANO- TUTTO QUELLO CHE SO FARE è INVENTARE TUTTO PER DARMI UN TONO-

martedì 9 marzo 2010

Who cares for you? You're nothing but a pack of cards...

...OVVERO: chi sente il bisogno dell'Alice In Wonderland di Tim Burton che la mejo critica definirà, se già non l'ha fatto, "fiabesco", "visionario" e "gotico" combinando a piacimento i tre aggettivi, es."una visionaria fiaba gotica " o "una visione fiabesca dai toni gotici"?
Ma soprattutto, chi ne sente il bisogno quando esiste già il capolavoro di Svankmajer (sì sì,  l'acqua calda, grazie)?
La risposta la trovate QUI.